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Viaggio verso il mondo de... "Ho fatto una barca di soldi", un film documentario di Dario Acocella

lunedì, novembre 04, 2013Desy Giuffrè


Un viaggio lungo un giorno, ventiquattro ore con l’artista Fausto Delle Chiaie,
ironico dissacratore, pioniere della Street Art e fondatore del Manifesto
Infrazionista.
Un uomo dallo sguardo acceso, barba folta e che, alla soglia dei suoi settanta
anni, ha un'unica missione davanti a sé: far conoscere l’arte contemporanea a
tutti quelli che mai metteranno piede in un museo.
Dopo un lungo peregrinare all’estero, Fausto si stabilisce a Roma, un carrello
della spesa è il suo Atelier e Piazza Augusto Imperatore il suo spazio
espositivo. Qui, da oltre quarant’anni affina la sua arte più raffinata:
massaggiare il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva.
Un viaggio che mescola l’uomo all’artista e l’artista all’uomo.


Il passo dell’airone   
 Un viaggio lungo una vita. 
Il coraggio di un sogno.  


Barba bianca e occhi rivolti all’infinito. Un carrello della spesa è il suo Atelier, il tetto di Roma la sua casa. 
A vederlo sarebbero diverse le domande che, inevitabilmente, prenderebbero forma in ognuno di noi. 


Eppure, nessuna apparente risposta potrebbe saziare la banale curiosità, perché Fausto Delle Chiaie      - ironico dissacratore, pioniere della Street Art e fondatore del Manifesto Infrazionista - di tutto si nutre, fuorché di apparenza e superficialità.


Questo e molto altro ce lo racconta Dario Acocella, giovane regista, sceneggiatore e montatore che, alle soglie di un percorso lavorativo già ricco e promettente, decide di esordire sul grande schermo con un film documentario dedicato alle ventiquattro ore interamente trascorse con l’artista Fausto Delle Chiaie, durante le quali si andranno a snodare le tematiche cruciali che hanno diretto e condizionato la vita dello stesso.

Fausto Delle Chiaie è da oltre vent’anni l’ideatore e l’unico artista (o come dice lui
“il custode, il curatore, il trasportatore, l’allestitore, il fotografo, il pubblicitario, il
direttore, l’opera stessa”) ad esporre al “Museo all’aria aperta” di Roma, nei
marciapiedi tra l’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto.
Si forma all’Accademia delle Belle Arti, alla Scuola libera del Nudo di Passeggiata di
Ripetta a Roma. A metà degli anni ‘80 crea l’Infrazionismo artistico.
Fausto Delle Chiaie sceglie degli spazi espositivi, pubblici e non, ufficiali o
improvvisati, vi si introduce clandestinamente installando e posizionando le proprie
opere. Sono donazioni forzate che l’artista fa in musei, gallerie e spazi aperti, opere
donate ai luoghi e ai suoi abitanti. È un artista che “interviene” nei luoghi in cui vive e ha vissuto, non solo a Roma
(oltre Via Ripetta, al Pincio, al Pantheon, al Colosseo e a Galleria Sciarra), ma anche
in Sicilia, Molise e Marche, e in Europa (Francia, Belgio, Olanda e Irlanda). Il “Museo all’Aria Aperta” di Fausto Delle Chiaie è visitabile tutti i giorni in piazza
Augusto Imperatore, a fianco dell’Ara Pacis. Durante il periodo estivo esercita
l’orario 17‐20. Ma se l’autore è stanco la chiusura è anticipata.

Il motivo principale che mi ha spinta a voler scrivere dell’opera di Dario Acocella, è senza dubbio stata l’immediata ammirazione per la sua scelta stilistica nel volerci raccontare la storia di un uomo che non ha mai avuto paura dei suoi sogni, ed ha piuttosto deciso di trascinarli con sé ogni giorno e in ogni luogo con il fine di renderli bene comune all’animo umano.

E’ per me stato impossibile non rimanere affascinata dal bizzarro connubio che ha unito i cammini di due artisti così diversi tra loro, eppure accomunati da una caratteristica che li rende più vicini di quanto si possa credere: l’amore per l’Arte che diviene vita. Sete di realtà senza maschera. Occhi bambini che guardano ad un futuro costruito qui, oggi e subito, forte di un’unione collettiva che può esistere solo grazie al rinnovo di una sensibilità oramai perduta.

Massaggiare il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva. È infatti con queste parole che Acocella lancia il messaggio sovrano di questa sua nuova opera che “parla” con un linguaggio ad ampio respiro volto a guidarci verso un viaggio quotidiano di chi la felicità decide di cercarla, e inizia questo lungo e impervio percorso a partire da se stesso.

Perché -seguendo la filosofia di Fausto Delle Chiaie- non servono spazi espositivi convenzionali per esporre le proprie opere d’arte e creare quel particolare contatto spontaneo con il pubblico; da qui l’idea di un museo all’aperto, un angolo di crude verità vestite di oggetti e materiali di scarto, tuttavia capaci di trasmettere il messaggio intrinseco voluto dall’artista.

Ho fatto una barca di soldi è infatti  il titolo dato da Delle Chiaie ad una sua opera, ovvero una barchetta costruita con la stagnola e riempita al suo interno con monete di pochi centesimi. 


Uno sguardo sul mondo, il suo, che a parere di Acocella riesce a scavare fino alla radice più profonda dell’artista, eliminando ogni inutile archetipo e dando finalmente la giusta rilevanza alla pura essenza delle cose.

Un modus operandi non certo facile da comprendere, ma sicuramente degno dell’attenzione comune libera da qualsiasi schema e aperta ad una nuova visione del fare e vivere l’Arte in ogni sua forma.

Per addentrarci ancor più in questo viaggio ricco di sorprese, riporto qui di  seguito alcune domande poste direttamente al regista Dario Acocella, che colgo l’occasione di ringraziare per la simpatia e la spontaneità delle risposte datemi:

Regista, sceneggiatore e montatore è nato a Napoli il 12 febbraio 1979.
Come autore, regista e sceneggiatore dirige serie televisive, video musicali,
cortometraggi e film documentari.
Inizia nel 2001 con opere di videoarte, il suo lavoro d’esordio “Chimaera” vince il
Braunscweigh International Film Festival. Parallelamente, laureatosi al Dams
all’Università di Roma Tre, pratica per diversi anni l’attività di aiuto regista sia per il
cinema che per la televisione.
Nel 2005 gira il suo primo documentario per la televisione “L’isola dei venti”.
Nel 2008 dirige la sua prima serie TV per Raiuno, Il Bene e Il Male, vincendo al BAF e
ottenendo una menzione speciale al Montecarlo Fiction Fest.
Tra il 2005 e il 2010 gira video musicali per artisti come Irene Grandi, Fabio Concato.
“Ho fatto una barca di soldi” è il suo primo film documentario per il cinema.
  • Massaggiare il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva. In queste parole sei riuscito a racchiudere il messaggio segreto attorno a cui la vita di Fausto delle Chiaie non ha mai smesso di ruotare. Ma cosa significa, per Dario Acocella, riuscire ad essere sensibili al mondo che ci circonda? Esiste un ingrediente capace di rendere visibile all’animo umano ciò che appare invisibile agli occhi dei più?

Credo che tutto ruoti intorno all'attenzione e alla presenza con cui si vive.
Nella società che ci circonda ed in cui siamo immersi, sento spesso la sensazione
che si viva nella totale disattenzione e, al tempo stesso, nel terrore per l'invisibilità.
Tutti desiderano diventare famosi (anche se non sanno per cosa) ma solamente pochi vivono invece di lasciarsi vivere. In sostanza penso che, dopo aver sottratto alla vita quotidiana e alla routine dei propri schemi i bisogni, sia necessario occuparsi un pò di più delle proprie esigenze.


  •       Ricorderai di certo l’impatto iniziale che l’incontro e la conoscenza con l’artista in questione ha in te sortito. Quali sono state le tue prime impressioni  e quali, invece, le ultime… quelle che hanno accompagnato il tuo saluto al viaggio nella radice più profonda dell’essere artisti?

Mi sono affacciato a questo viaggio in punta di piedi. Fausto non faceva altro che esserese stesso, come fa da oltre quarant'anni, ed io, osservando lui, cercavo di capire qualcosa in più anche di me. Nessuno dei due forse ha veramente capito il risultato finale di questo viaggio, ma io ho spento la macchina da presa con una consapevolezza in più. E' possibile vivere rispondendosolo alle proprie esigenze creative ed espressive. Ognuno di noi ne ha, è una peculiarità strettamente umana, e soddisfarla significa mantenersi vivi ed umani a prescindere dal risultato. L'opera non decreta da sola l'identità artistica di chi l'ha compiuta, l'importante, come dice Bonito Oliva nel film, è sapere che "l'arte è una domanda sul mondo" e non una risposta. Vivere soddisfacendo solo i bisogni non basta, lo fanno anche gli animali.

  • Com’è nata l’idea di un film documentario per il tuo esordio sul grande schermo?

Credo che oggi il linguaggio del documentario si stia rapidamente trasformando. Per quanto nato dall'esigenza di portare alla luce ed informare, a volte anche con un’anima didattica, realtà sociali piuttosto che luoghi sconosciuti ai più, (ricordo Comerio e Omegna come veri pionieri del genere nostrano) oggi è giunto a rispondere ad una domanda diversa rispetto ad allora; sottrarre al cinema la finzione. Quindi il cinema del reale, come va di moda dire oggi, trovo che sia estremamente interessante e pienamente corrispondente alle mie esigenze attuali. Mi ritrovo molto sia nella possibilità di utilizzare un codice stilistico proprio del cinema, sia nel raccontare storie vere, reali e non costruite a tavolino.



  • Regista, sceneggiatore e montatore. Nonostante il tuo percorso artistico presenti un distacco a tinte forti rispetto quello intrapreso da Fausto delle Chiaie, pensi vi siano delle caratteristiche più profonde che in parte li accomuni? 
     

Sicuramente Fausto, a differenza di me, ha molto più coraggio. Per me questa è stata la prima volta che mi sono lanciato in un progetto da solo, solo in un secondo momento ho avuto l'appoggio di coproduttori e Raicinema. Fausto invece compie il suo viaggio quotidiano verso la Capitale ogni giorno, anche se ad aspettarlo non c'è nessuno. Ci accomuna il desiderio di esprimersi, ma lui, come ripeto, ha molto più coraggio di me; non mi resta che imparare ancora.


***

Sarebbe realmente bello se tutti riuscissimo a concludere ogni nostra avventura con un “non mi resta che imparare ancora”.
Noi ci proviamo… magari iniziando a pensare di costruire la nostra personale barchetta con la stagnola. E, perché no, chiedendoci di cosa la riempiremmo.

Desy Giuffrè
  






Zerozerocento Produzioni
in collaborazione con
RAI CINEMA
e con




presenta

Ho fatto una barca di soldi

un film documentario di DARIO ACOCELLA

Proiezione ufficiale fuori concorso al Festival del Cinema di Roma nella sezione 
Prospettive Doc Italia
in anteprima mondiale sabato 9 novembre 2013 ore 20:00
Museo MAXXI (Via Guido Reni 4/A Roma)  


 

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"Lo stare insieme è nello stesso tempo per noi essere liberi come nella solitudine, essere contenti come in compagnia."
Emily Brontë

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