Desy Giuffrè Fazi Editore

Summed dei brani inediti!

sabato, febbraio 25, 2012Desy Giuffrè

Cari lettori,

qui di seguito inserirò gli ultimi tre inediti che Atelier dei Libri , Il Colore dei Libri e StrepiTesti hanno pubblicato nello Speciale "Aspettando Io Sono Heathcliff" dedicato ai brani ispirati al romanzo in uscita il 30 Marzo ^_^
Grazie a tutti coloro che hanno aderito a quest'iniziativa e a chi continuerà a farlo: nelle prossime settimane altri brani vi attendono!

NB  Al termine dello Speciale, inserirò la serie di brani in un'apposita pagina in cui sarà facile poter accedere all'intera raccolta. Non mi resta che augurarvi buona lettura, ricordandovi di non dimenticare l'appuntamento di lunedì con "Oggi si parla di...". A presto!


CROSTE DI MEMORIA

 

L’aveva gridato il vento. Le fredde acque degli esili ruscelli l’avevano sempre cullato in quel tempo bianco di paradiso, sterile di speranza, cacciatore instancabile di libertà. Intrecciate ai fili d’erica danzanti, le parole del canto che Cathy aveva un giorno composto per Heathcliff, erano a lungo rimaste ibernate tra la terra e il cielo, insabbiate nel fango della brughiera battuta e percorsa dai capricci della pioggia.
Quella notte, Elena riuscì a dormire senza ricevere alcuna visita della sua antica consanguinea; si sentiva oramai per nulla disturbata dalla voce che sembrava soffiasse all’esterno della tenuta di Wuthering Heights, al calare delle tenebre; e quando i turbini di vento divenivano densi a tal punto da poterne quasi sentire la consistenza tra le dita, il profilo del volto di Cathy riusciva a prendere forma, intrappolato nel buio della notte.
Il sonno della Figlia di Sangue era protetto da quell’unica finestra che la separava dal selvaggio e arcano mondo delle campagne inglesi, e il suo udito restò estraneo al canto che Cathy lasciò libero di entrare nel cuore di ogni materia viva esistente in quella che era stata un tempo la sua dimora, la sua amata terra.
Nell’ancestrale natura circondante Wuthering Heights, le parole divennero carne, il dolore si tramutò in sangue:

Sterpaglie fiorite
intrecciano i nostri piedi.
Canta il sole notturno tra le fronde more degli alberi.
Heathcliff! Dove sei?
Piange la mia anima seppellita tra i rovi della nostra rupe,
in tua assenza.
Digrignano le mie ossa nell’arco storpio dei rimpianti,
al pensiero di averti perduto.
Ma sento che sei vicino, stai per tornare da me!
Invano la morte farà con te a gara:
io sceglierò ancora e ancora il mio Heathcliff.
Sterpaglie fiorite
intrecciano i nostri piedi.
Canta il sole notturno tra le fronde more degli alberi.

SCRITTO NEL SANGUE


Aprì gli occhi. Li aprì, ma fu come se non l’avesse fatto, visto il buio che ingoiava ogni cosa. Avvicinò una mano al suo viso, ma non riuscì a distinguerne neanche i profili.
Quell’oscurità le serrò istantaneamente la gola, gettandola nel panico. Elena restò immobile per alcuni istanti sdraiata sul suo letto, poi provò a sollevarsi, portando le braccia in avanti con fare difensivo. Sapeva di essere ancora nella sua camera, lo sentiva, ma non riusciva a spiegarsi tanto buio. Possibile che dalle imposte non filtrasse neanche un filo di luce?
D’un tratto, fu investita da un odore stantio, impossibile da non riconoscere: era tornata in qualche inspiegabile modo a Wuthering Heights? Le intense ondate di aria intrisa di muffa le fecero tremare le gambe, riportandola al giorno del suo arrivo in quel luogo ostinatamente fermo nel tempo. Poi il suo piede inciampò su quello che doveva essere il tappeto posto ai piedi del suo letto, e capì di trovarsi realmente nella sua stanza.
Nel rialzarsi, scivolò su qualcosa di viscido. Ne sentì le mani impregnate, quasi del tutto immerse in una sorta di pozzanghera nella quale era evidentemente caduta. Una nuova e ancora più nauseante zaffata la colpì con violenza, trascinandola nel terrore. Era un puzzo di morte, e per non inspirarlo profondamente, serrò le labbra fino a farsi male.
Non poteva certo attendere lì che qualcosa accadesse prima  che il cuore cessasse di batterle per la paura, così si alzò da terra, decisa a dirigersi verso l’interruttore della luce; ma dopo aver fatto qualche passo in avanti annaspando in quell’ostile e anomala oscurità, il clic del pulsante echeggiò tra le pareti senza che lei lo sfiorasse neanche, e la camera fu inondata di luce elettrica.
Elena si ritrovò ad essere di fronte lo specchio in cui era solita ammirarsi vanitosamente, adesso boccheggiante per ciò che fu costretta a vedere:
il suo viso era interamente intinto di una fluida sostanza vermiglia, e non le fu difficile capire che fosse sangue. Grida raccapriccianti le frastagliavano i timpani, ma si rese conto solo dopo alcuni istanti che provenivano dalla sua bocca. Non sentiva dolore, era certa di non essere stata ferita in alcun modo.
Si voltò terrorizzata alle sue spalle, cessando improvvisamente di urlare alla macabra vista dello spettacolo allestito attorno al suo letto.
Quest’ultimo era  chiuso da una cornice semitonda di sangue che macchiava di rubino il pavimento. Nella pozza funerea qualcuno aveva lasciato un messaggio, una scritta lievemente distorta dal liquido usato sia come foglio che da inchiostro. Per Elena non era una grafia anonima…la ricondusse subito a quella con cui Cathy Earnshaw aveva riempito di appunti i libri ancora custoditi in quella che era stata la sua camera, a Wuthering Heights.
Figlia di Sangue. Ti aspettavamo.
Aprì gli occhi. Stavolta lì aprì sul serio. Elena Ray si destò dal terribile incubo appena avuto, con le mani strette a pugno e attorcigliate alle lenzuola. Toccò immediatamente il suo viso, ma lo sentì pulito, eccetto che per lo strato di sudore che le si era formato sulla fronte.

SE SOLO FOSSE AMORE


La luce proveniente dai lampioni della strada filtrava dalle avvolgibili telecomandate delle finestre. Il respiro di Alex era caldo e pesante mentre soffiava sulla sua spalla, inondandola di un calore che, se proveniente da un’altra persona, non le avrebbe affatto dato fastidio.
Laura non smetteva di vedere svettare davanti agli occhi le immagini che l’avevano resa protagonista di una notte infiammata di cocente passione, tra le braccia del suo aguzzino. Con ancora addosso le ultime ondate di piacere che la investivano come spuma marina, si mordeva il labbro inferiore in silenzio, lasciando incurante che sanguinasse sotto la pressione spietata dei suoi denti bianchi dalla linea diritta.
Sentiva il bisogno imminente di fumare una sigaretta, e allungò il braccio per sfilarne una dal pacchetto gettato sul comodino, facendo attenzione nell’evitare di svegliare Alex.
Ma il clic di un altro accendino risuonò nell’aria. Quando la giovane donna dai capelli fiammanti si voltò, il suo amante stava già tirando la prima soffiata; le sue labbra erano piegate da un sorriso che lei ben conosceva, una piega spezzata e che gli conferiva un’aria malvagia e spregevole.
«Non riesci a dormire?». Le aveva contagiato lui quel maledetto vizio del fumo. E, come se non bastasse, le aveva persino regalato quell’accendino in argento. Ogni volta che se lo ritrovava fra le mani, ricordava di appartenere ad Alex Ludeschi. Un modo come un altro per non farle mai dimenticare di essere una prigioniera, nient’altro che una prigioniera in debito con l’uomo che ogni notte divideva il suo letto, salvo quelle dedicate ai clienti speciali che lui stesso le proponeva.
«Sto solo pensando a quel che mi hai detto. Sei davvero sicuro di volere Damian al tuo fianco? E se un bel giorno decidesse di prendere il tuo posto? Cosa ti dà la certezza che questo non possa accadere?». La risata bassa e gutturale di Alex fu la prima risposta alle domande di Laura. La seconda, fu scandita dalla sua voce improvvisamente divenuta fredda e categorica:
«Il semplice fatto che lo ucciderei con le mie stesse mani, prima che possa riuscire in una simile impresa. Sarebbe come gettarsi in pasto ai cani, e questo Damian lo sa bene».
Laura sentì il sangue gelarsi nelle vene. Anche lei, come Damian, sapeva che Alex sarebbe stato capace di questo ed altro, pur di non perdere il potere che ogni giorno annebbiava la sua coscienza.
Lo guardò di sbieco, soffermandosi sul profilo di quel volto che un tempo aveva creduto di poter amare. Un fremito le balzò nel basso ventre, simile ad uno sciame di farfalle impazzito. Alex continuava ad essere per lei un amante ardente e appassionato, ma nulla oramai avrebbe potuto impedirle di desiderare l’amore di Damian, dell’unico uomo che era in grado di farla sentire libera, e con il quale sapeva di poter essere se stessa. In ogni senso.
Sfiorata da questi pensieri, tremò all’idea di quel che Alex avrebbe potuto fare, se solo avesse scoperto la sua segreta relazione con il nipote. Non avrebbe esitato nel vendicarsi su loro senza alcuna pietà, di questo era certa.
«Non ci resta che puntare dritto al cuore del mio nipotino: se gli preme tanto la vita di quella ragazzetta, non esiterà a tornare da me con la coda fra le gambe. E tu…tu mi aiuterai a far cadere quei due nella mia trappola».
Alex frantumò la sigaretta nel suo pugno, lasciando che il tabacco acceso cadesse leggero sulle lenzuola. «Quello stupido deve ancora capire contro chi ha deciso di schierarsi». Finì di dire, volgendo improvvisamente il suo sguardo rabbioso su Laura. Un sentimento malsano brillava nelle sue iridi, una malcelata possessività che lasciava intendere quanto preziosa fosse in realtà quella donna per lui.
Le sue mani riafferrarono velocemente i fianchi tondi e candidi dell’amante, avvicinandoli repentinamente a sé. Per un attimo, Laura riuscì a provare il sincero trasporto che l’aveva in passato legata al suo protettore. L’amore che, a dispetto del marciume in cui vivevano, era sbocciato in lei come un fiore nella fogna.
Poi, nella sua mente il viso di Damian si sovrappose a quello dello zio, spazzando via i ricordi e facendola ancorare ad un futuro illusorio. Fuori, la pioggia iniziò a scendere forte, mentre Alex la possedeva con estrema passione schiacciando il suo corpo contro il letto, proprio come l’odio presente nel suo cuore riusciva a schiacciare l’amore che un tempo vi era regnato.


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"Lo stare insieme è nello stesso tempo per noi essere liberi come nella solitudine, essere contenti come in compagnia."
Emily Brontë

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