Autori Cristina Zavettieri

Grazie, Cristina!

sabato, gennaio 21, 2012Desy Giuffrè

Carissimi lettori,
l'appuntamento di oggi vede come protagonista di Holly Girls la mia carissima amica Cristina Zavettieri, in arte Khristh CZ, più volte citata su Holly Girls in merito alle sue covers originali dedicate ai personaggi del mio Io Sono Heathcliff.
Sono felice di presentarvi qui di seguito la sua scheda di presentazione e una sezione dedicata a quello che è il suo angolo creativo sulla multi-attiva piattaforma di Efp.
Un sincero grazie a Cristina, che ha saputo affiancarmi durante il lungo percorso d'attesa per l'uscita del mio romanzo, donandomi un'incondizionata amicizia e un supporto morale, oltre che creativo, che non dimenticherò mai.
Vi lascio alla presentazione della sua nuova e avvincente storia tutta da scoprire!

Khristh CZ

La mia carissima amica Desy mi ha offerto di inaugurare uno spazio davvero interessante. Ed io, umilmente e in punta di piedi, mi avvicino a questo mondo osservando voi futuri lettori di un, sono certa, favoloso romanzo chiamato “Io sono Hathcliff” senza pretese, ma donandovi uno stralcio della mia mente, sperando di regalarvi un sogno e strappandovi qualche sorriso.
Da sempre scrivo, e sin dall’infanzia ho sentito il bisogno di affiancare ai miei disegni delle storie, dei personaggi. Questa passione, o più semplicemente amore per la scrittura e la lettura, mi ha portata a conoscere il mondo di EFP. Non è di questa piattaforma internet che mi appresto a parlarvi, bensì di una delle mie storie racchiuse in essa e leggibili al mio account EFP dove potrete trovare tutte le mie fanficton.
Il racconto di cui voglio parlarvi è intitolato “Dalia”. Qui di seguito scoprirete, qualora ne avrete voglia, delle schede sui personaggi che io stessa ho ideato e che amo particolarmente.

Dalia è una giovane ventenne appartenente ad una ricca famiglia franco-napoletana. La madre, venticinque anni prima, andò in sposa ad un conte francese, un diplomatico. La bella Dalia sin dalla più tenera età era stata cresciuta nel lusso e nella bambagia, seguita dalle amorevoli cure di una badante e da svariati professori di discreta fama. Ha avuto un’educazione irreprensibile,fatta di rigoroso studio e disciplina. Nonostante ciò, Dalia era particolarmente insofferente alle regole; molte di queste, infatti, per lei rappresentavano una vera e propria ingiustizia.
Se il suo aspetto fisico in Francia, nella romantica Parigi, non aveva destato particolare scalpore, ma anzi le aveva permesso le più importanti frequentazioni, nella città partenopea le causava invece parecchi grattacapi. Era alta, troppo per le donne dell’epoca, aveva i capelli castani tendenti al miele con striature amaranto. Un colore insolito e particolare, così come lo era anche la sua pelle lattea, rosea e quasi diafana. I suoi occhi erano verdi e brillanti, le sue labbra scarlatte. Era magra e non aveva un seno abbondante, ma a Parigi era molto corteggiata.
A Napoli il mondo e il modo di vivere erano totalmente diversi. Per le strade aveva incontrato la povertà, ma aveva anche avuto il piacere di farsi accarezzare dal sole sfacciato e luminoso quando, per le vie marine, il delizioso profumo di salsedine le solleticava le narici.
Niente le dava realmente conforto: lei era giunta nel Sud dell’Italia per contrarre in matrimonio con Michele Francandrea, suo promesso dall’infanzia. Di quest’uomo non conosceva niente, tuttavia, il carattere forte e legato al desiderio di non deludere le attese del padre, la rendevano sicura e a tratti imperiosa, rivelando sfaccettature del carattere molto fastidiose. Non si faceva certo scrupolo di prendere per i fondelli la bella società napoletana e l’unico legame a darle davvero man forte e a rassicurarla nei momenti buii era su fratello Matteo, trasferitosi con lei per risolvere degli affari di famiglia. Con il fratello aveva un rapporto simbiotico e indistruttibile.
Matteo conosceva le sue paure e i suoi tormenti, ed era il solo in grado di restituirle il sorriso; atteggiamento, questo, che induceva le malelingue a parlare addirittura di un rapporto incestuoso.
Nel personaggio di Dalia ho voluto far emergere la forza e la fragilità di una donna d’altri tempi. La realtà fantasiosa di un amore senza tempo. Pregno di difficoltà e di paure, ma pronto a emergere nei momenti di estremo bisogno.
Ed ora, un brano di "Dalia" la cui storia potrete leggere interamente a questo link: primo capitolo

Il conte attendeva con ansia di avere quelle informazioni e Martino, il matto dei quartieri poveri dell’antica Napoli, era sempre a conoscenza di molte informazioni utili. Aveva pagato pochi denari, dopotutto alla fine avrebbe potuto scoprire lui stesso qualcosa in più su quella donna.
Stretto nell’angusta stanza ombrosa e polverosa, osservava da una finestra il lento e inesorabile scorrere del popolo che era andato vagamente migliorando nel corso dei secoli. Ma si sa, la storia va così: chi è povero rimane povero, chi è ricco resterà tale, salvo in alcuni casi eccezionali.
La figura pingue e sporca di Martino fece capolino all’ingresso. Con le mani rachitiche teneva saldamente un tozzo di pane che, a ogni movimento verso la sua bocca, picchiava rovinosamente sul grande naso a mò di becco d’aquila.
«Mio caro conte, non vi aspettavo così presto…» disse quello, dandogli il benvenuto con forte accento napoletano e una voce debole da parere simile a quella di un moribondo.
«Poche chiacchiere, vecchio. Hai quelle informazioni?» nel dirlo, gettò a terra un sacchettino con diverse monete.
L’uomo avido si prostrò all’istante sul pavimento consunto raccogliendo quel che era un chiaro segno di ringraziamento per i suoi servigi.
«Allora, cosa sai?» gli intimò. Il mento alto e fiero, l’atteggiamento tipico di chi è superiore per nascita e per diritto, soprattutto in quanto a bellezza.
«La ragazza è arrivata due giorni fa. E’ molto bella, ha  capelli castani e grandi occhi verdi. Dicono che sia ‘’boriosa’’ e si è già guadagnata il soprannome di ‘’parigina’’. In dote ha parecchi denari e diversi palazzi sparsi un po’ in tutto il regno… Ci tiene al lusso, mi hanno detto. E la notte, prima di andare a dormire, le piace fare il bagno!» raccontò sibilino.
«Tutto qui?» il conte guardò l’uomo con fare scettico. Aveva davvero creduto che gli avrebbe comunicato grandi notizie? Si pentì di avergli dato quel sacchetto, ma poi, resosi conto della miserabilità di quello e mosso da un qualcosa di simile alla compassione, lasciò al vecchio quel che gli aveva dato. In fin dei conti le informazioni c’erano.
«Certo mio bel conte». L’aristocratico si allontanò guardandolo appena, non del tutto convinto. Lasciò quel loco privo d’aria raggiungendo la strada attigua alla piccola casupola.
«Al vostro servizio». Sussurrò il vecchio Martino, contando i suoi soldi non appena l’uomo uscì.
****
Il mattino successivo, Dalia decise che una passeggiata sarebbe stata l’ideale per conoscere la città che un tempo era stata di sua madre.
Suo fratello aveva più volte espresso il desiderio di accompagnarla, ma Dalia, forte della sua sicurezza e libera come lo era sempre stata, aveva declinato l’invito. Matteo le aveva spiegato ripetutamente che era una città comunque sconosciuta, ma lei aveva replicato affermando che, in fondo, non erano affatto stranieri: i loro avi avevano vissuto per generazioni in quel luogo.
Così, dopo varie discussioni in merito, la sorella maggiore aveva vinto sul minore.
La sua statura, l’incedere elegante e i capelli castani dai riflessi rossicci tendenti al miele, e il suo abito verde che con disinvoltura le fasciava il bel corpo snello facevano sì che nessun uomo al suo passaggio disdegnasse occhiate di apprezzamento accompagnate da qualche fischio di ammirazione nei suoi confronti; tra i più giovani l’apprezzamento era evidenziato da sguardi carichi di desiderio. Come avvenuto in ogni occasione, quel verde malizioso aveva contagiato chiunque. Dalia era sempre stata vezzeggiata nella sua Parigi, grazie alla sua innata grazia e bellezza, ed era assurdamente felice di aver raggiunto quel discreto successo anche nella “Città del sole”, così come la chiamavano.
Camminava con fierezza e senza rendersi conto che, da un po’ di tempo, un uomo vestito interamente di nero, con un cappello a cilindro e un bastone trattenuto in modo svagato tra le mani, la seguiva.
Quando Dalia raggiunse una piccola spiaggia che costeggiava un mercatino rionale, dove l’odore del pesce appena raccolto dal mare faceva capolino nell’aria che sapeva di salsedine, l’uomo decise di accostarsi al suo fianco. Entrambi ammiravano il mare blu chiaro e il cielo sgombro di nuvole.
«Davvero un bel panorama, non trovate?» domandò l’uomo, senza degnarla di uno sguardo e continuando la contemplazione delle onde leggere che s’infrangevano sulla riva.
«Vi conosco?» domandò la ragazza, girando completamente il volto verso l’uomo in nero.
«No, non credo proprio signorina!». La voce, dal timbro caldo e basso, un soffio immaginario sul volto di Dalia.
«E allora perché mi rivolgete la parola?» chiese, voltando completamente il corpo verso l’uomo.
Si ritrovò ad ammirare un bel profilo, una carnagione poco più scura della sua e le ciglia lunghe e nere. Gli occhi erano verdi e, nonostante il cilindro gli coprisse il capo, i capelli le sembravano chiari, tendenti ad un castano scuro.
«Vi trovo incantevole, quindi perché non approfittare di questa splendida giornata per approfondire la vostra conoscenza?» le spiegò, inclinando il capo e sorridendole.
Dalia osservò le labbra non eccessivamente carnose confondersi in un magnifico sorriso, in realtà imperfetto. La bocca si estendeva in una smorfia celata, per nulla sgraziata su quel volto.
«Sono già promessa a qualcuno, non credo potrà giovarci.»
«Sarà un uomo fortunato, allora». Si congratulò, tendendole subito dopo la mano guantata. Dalia osservò quel gesto, quella mano ricoperta dalla stoffa nera. Era un uomo atipico, raramente ne aveva visto del genere. Nonostante il suo buon senso le dicesse di non fidarsi, la sua attrazione per il mistero e l’ignoto la trascinarono nel vortice della curiosità, cosicché cedette la mano all‘uomo che premette le sue labbra sul dorso di questa.
«Come vi chiamate?» domandò lo sconosciuto.
«Dalia De La Rose-Tour». Quel nome pronunciato lì per lì fece gioire il giovane uomo che aggrottò la fronte, per poi regalargli un sorriso inquietante che fece preoccupare Dalia.
«Di dove siete?». Doveva tastare, scoprire, essere certo che fosse lei. Una serie di domande sulla sua persona, con l’aiuto della discreta ingenuità che la ragazza sembrava possedere, avrebbe saziato la sua curiosità.
«Non so se dovrei dirvelo». Commentò Dalia, incamminandosi lungo la strada. Quell’uomo non le piaceva. Non le piaceva per niente.
L’uomo la seguì ancora, velocizzando il passo per esserle ancora accanto.
«Suvvia, cosa pensate possa nuocervi nel darmi un’informazione del genere?». Chiese, ridacchiando.
«Prima di tutto, vi siete preso una confidenza assolutamente immotivata. E poi, come vi chiamate? Chi siete?». Azzardò per poi fermarsi, pretendendo delle risposte alle sue domande.
«Avete ragione. Ecco, il mio nome è…» pensò un po’ troppo prima di parlare. Dalia alzò il mento e sgranò gli occhi aspettando una risposta, mentre con la fronte aggrottata incitava l’uomo a proferir parola.
Aveva le mani strette alla sua borsetta; quell’uomo le regalava tanta ansia e aveva i nervi a fior di pelle. Mai, mai in vita sua aveva provato qualcosa di simile.
«Ebbene?» incalzò la giovane con un vago accenno di sorriso.
«Mi chiamo Gennaro…» disse finalmente lui, in un tono sicuro. Ciononostante, Dalia non appariva per niente convinta.
«Ne siete sicuro?» ribatté.
«Com’è vero Iddio, signorina!» a quelle parole, Dalia sorrise per poi abbassare il viso. Era un uomo buffo, strano. Come definirlo?
«Siete così gentile da dirmi da quale paese provenite?» le chiese, cedendole il braccio. Dalia, titubante e dopo alcune resistenze, accettò.
«Conoscerete di certo la Francia. Bene, io sono parigina». Raccontò senza tralasciare il minimo dettaglio, se non per la sua adorata città. Eppure, sentiva che Napoli sarebbe stata un’ottima sostituta e sarebbe riuscita a donarle molte più emozioni di quel che credeva.
«Venite da Parigi? Cosa vi ha condotto fin qui?» continuò il suddetto Gennaro, troppo curioso e incapace di passare per l’innocuo uomo che si era presentato.
«Un matrimonio!» esclamò lei, sbuffando.
«Vostro quindi? O di qualche parente?». Ormai era certo che quella donna fosse proprio la stessa che gli avevano indicato.
«Mio, ovviamente». Replicò Dalia, non convinta.
«Oh, dovevo immaginarlo. E chi è quest’uomo?». Era stato fin troppo facile per lui, quella donna era più limpida e chiara di un libro aperto.
«Credo di aver parlato troppo. Adesso preferisco passeggiare da sola, Gennaro.» marcò quel nome che sospettava comunque non fosse quello reale, e si congedò senza troppe cerimonie.
Gennaro fece un cenno col capo, non gli diede tempo di un baciamano, e tuttavia lui si tolse il cappello e osservò quella figura perfetta scomparire dietro l’angolo. Alcune ciocche ribelli le sfuggivano dal cappellino verde come l’abito che indossava e come i suoi occhi caldi, invitanti e maliziosi. Quello sguardo l’aveva stregato più della bocca rosso vermiglio resa così dal continuo e insistente mordere sulle labbra. Eppure non gli diceva nulla, quella ragazza non gli piaceva.
Dietro l’uomo vestito di nero le stradine si confondevano, dividendosi tra mare, qualche lembo di spiaggia e la terra ferma. La stessa terra dove ancora dei pescivendoli gridavano le loro mercanzie, sperando di attirar l’attenzione.
Anche Gennaro si voltò, ma dalla parte opposta, lasciando il ricordo di Dalia al momento appena passato. Il passo elegante e sicuro, le braccia muscolose strette in maniera perfetta nell’abito ebbero modo di attirare parecchi sguardi.


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2 commenti

  1. Ciao Cristina,il tuo scritto mi piace molto lasciandomi la voglia di leggere e scoprire il seguito della storia,ti seguirò nel mondo di EFP.Colgo l'occasione per complimentarmi con te per le tue immagini.Ciao

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  2. Dalia mi piace, ma lo avevo già detto...Bello leggendo questo ho scoperto molte più cose su di lei... E mi piace sempre più!

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"Lo stare insieme è nello stesso tempo per noi essere liberi come nella solitudine, essere contenti come in compagnia."
Emily Brontë

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