Asia Francesca Rossi Desy Giuffrè

I'm Woman #2

domenica, marzo 17, 2013Desy Giuffrè




Carissimi lettori,

il "pazzo" mese di Marzo continua ad accompagnare le nostre giornate con il suo tempo capriccioso e incostante -qui da me si alternano splendide mattine di accennata primavera a interi giorni di pioggia e vento!!-, ma noi di I'm Woman approfittiamo di questo periodo da trascorrere in tranquillità di fronte al pc e ad una fumante tazza di caffè, per proseguire il nostro cammino alla scoperta delle donne...per le donne.
In questa seconda e attesa puntata si è deciso di trattare un argomento alquanto spinoso e interessante, che porta il titolo di Donne in Oriente.

Chi di noi non è mai stato spinto ad etichettare le donne orientali come "oggetti" di bellezza senza tempo, capaci solo di assecondare un volere esclusivamente maschile e di ridurre la propria vita ad una condanna di schiavitù e subordinazione?
Chi sarebbe in grado di avvicinarsi con sincera curiosità ad un mondo tanto attraente quanto misterioso e ricco di arcani rituali che solitamente male interpretiamo o, addiruttura, non siamo in grado di comprendere e -perché no- apprezzare?

La donna in oriente, così bella nella sua fragilità eppur forte nella lotta contro le ingiustizie di cui è troppo spesso vittima, ce la racconta la nostra talentuosa amica
Asia Francesca Rossi, blogger dell'interessantissimo Divine Ribelli -per visitare il blog, clicca QUI- , spazio web che
"nasce con lo scopo di far conoscere ed approfondire le grandi figure di donne del passato e del presente, raccontando le loro vite, gli amori, le incertezze, le vittorie e gli aneddoti che le hanno rese amate in tutto il mondo". 

Sono certa che questo assaggio di storia e attualità intorno alla figura di una donna tanto discussa nel nostro quotidiano, non farà che accrescere in noi il desiderio di scoprire molto più di ciò che a breve apprenderemo, arricchendo il nostro sapere e, soprattutto, allargando le visioni alle quali la nostra mente potrebbe in realtà attingere, giorno dopo giorno.

Buona lettura e...alla prossima!



Donne in Oriente
a cura di Asia Francesca Rossi


 


Spesso l’immagine che i libri, la televisione, i giornali, l’arte ed i resoconti dei viaggiatori ci hanno tramandato delle donne orientali, di qualunque confessione religiosa o Paese esse siano, è quella di creature nascoste, deboli, passive, fragili e bisognose della protezione di un uomo.
E’ difficile riuscire a togliere dalla mente uno stereotipo tramandato da generazioni, ma non impossibile.
Il pensiero finisce, nonostante gli sforzi, per rievocare voluttuose scene di harem, schiave mezze nude o donne completamente celate da spessi veli, in attesa del loro signore, senza null’altro da fare. Immaginiamo riflessi di bellezze esotiche che ci sembrano lontane da noi anni luce e, inconsciamente, riteniamo che amino, desiderino o soffrano in maniera del tutto diversa dalla nostra.
Vediamo ragazze avvolte nei sari, geishe che camminano lentamente sotto un pesante kimono ricamato e non sempre ci fermiamo a riflettere sul fatto che abbiamo davanti delle donne e non degli “curiosi oggetti”.
La realtà è ben diversa dalla fantasia e l’Oriente è talmente grande e ricco che classificarne gli usi, le diverse mentalità ed i costumi, riducendolo a poche, semplici leggi che si cristallizzano fino a fossilizzarsi, è una inutile perdita di tempo.
L’Oriente è vasto e le donne che lo abitano hanno una voce chiara e forte, non sempre ascoltata, persino soffocata a volte, ma che ha molto da raccontare …



Le grandi donne

In poco spazio è impossibile citarle tutte, ma alcuni nomi si possono ricordare in una rapidissima carrellata che dai tempi antichi ci porta fino al presente.
Come dimenticare Cleopatra VII (69 a.C.-30 a.C.), donna dotata di intelligenza e grande astuzia politica. La Storia, scritta principalmente dagli uomini, non ce ne ha lasciato un ritratto lusinghiero, eppure la grande regina d’Egitto parlava, a quanto ne sappiamo, addirittura nove lingue, era versata nelle scienze, si interessava perfino di veleni e di cosmesi (suo è un trattato per la cura dei capelli). La capacità politica non l’aveva appresa solo studiando, ma soprattutto con l’esperienza, nelle lotte dinastiche che l’hanno vista protagonista e, successivamente, nella difesa dell’Egitto da Roma, la “superpotenza” dell’epoca.
Impossibile non citare, poi, le coraggiose, audaci e colte femministe arabe (da Hoda Sha’rawi a Malak Hifni Nasif), che hanno tentato, con successo, di ridisegnare l’immagine della donna islamica, di interpretare le fonti religiose alle volte per distaccarsene, altre volte per avvicinarvisi. La loro visione del percorso di emancipazione della donna non era una pedissequa imitazione di modelli occidentale, ma il frutto di un pensiero colto ed originale.
L’imperatrice cinese Cixi (1835-1908), contemporanea della regina Vittoria, fu una donna di grande determinazione, capace di diventare, da semplice concubina, reggente attraverso un colpo di Stato. Sostenne la “rivolta dei Boxer” e governò per ben quarantasette anni.
L’italiana Sonia Gandhi (1946), vedova di Rajiv Gandhi, ha una lunga storia esistenziale e politica che la lega all’India e al Partito del Congresso. Una volta arrivata in quella che sarebbe diventata la sua nuova patria, si dice, imparò la lingua hindi cosi bene da esprimersi in poco tempo con una scioltezza ed una abilità pari a quelle di suo marito. Protetta dalla suocera Indira Gandhi, decise di scendere in politica solo dopo anni dall’assassinio di Rajiv, sostenendo le sorti di una famiglia importante e con una lunga tradizione politica alle spalle.
Non si può non ricordare, infine, Benazir Bhutto (1953-2007) che ricoprì per due volte la carica di Primo Ministro in Pakistan e venne uccisa in un attentato terroristico proprio a causa della sua attività politica. La Bhutto si laureò ad Harvard in Scienze Politiche, per poi proseguire i suoi studi ad Oxford. Dopo l’esecuzione di suo padre per volere del dittatore Muhammad Zia Ul-Haq, iniziò la sua carriera politica, divenendo leader del Partito Popolare Pakistano. I fondamentalisti non le perdonarono mai di essere riuscita, in quanto donna, ad assumere la carica di Primo Ministro in un Paese islamico.
Ciò che accomuna tutte queste donne è il senso della libertà, la forza, la grande cultura, la fierezza che, anche nei momenti più duri, hanno consentito loro di risollevarsi e continuare a combattere.

Il matrimonio

I matrimoni in Oriente, a seconda del Paese in cui vengono celebrati e della religione degli sposi, seguono dei rituali diversi, con una grande tradizione alle spalle. Di certo è sempre un momento di gioia, il completamento della vita di ognuno e, per questo, va degnamente accompagnato con canti, balli e cibi tipici.

Il matrimonio nei Paese arabo-islamici, in passato, veniva combinato dalle famiglie (a tal proposito è giusto accennare, benché meritino un’ampia trattazione a parte, problemi come la poligamia per l’Islam e gravi situazioni come quella delle spose bambine). Oggi i giovani hanno maggiore libertà di scelta, benché questa possa variare a seconda della zona di provenienza, del background culturale e famigliare degli sposi, delle leggi e delle consuetudini. Nell’Islam il matrimonio prevede un contratto stipulato tra il marito ed il padre (o tutore) della sposa, ciò in linea generale, visto che il ruolo del tutore e della sposa ha diversa importanza a seconda delle leggi e delle cosiddette “scuole giuridiche”.
Seguono i festeggiamenti, prima dei quali le donne indossano i loro abiti più belli ed appariscenti e si dipingono i palmi delle mani e le unghie con l’henné. Di solito, durante il banchetto, le donne sono riunite in un unico luogo, lontano dagli uomini e, dunque, possono liberarsi dal velo, mettendo in mostra gioielli, vestiti anche piuttosto attillati ed un trucco più acceso.
Un dolce tipico servito in queste occasioni e che si ritrova in varie zone d’Oriente è lo “halwa”. Deriva dall’arabo e vuol dire proprio “dolce”. Ne esistono di diversi tipi a base di pasta di semola, che li rende più molli e gelatinosi. In India si usa, invece, una pasta di sesamo, chiamata “tahina”, che rende questi elaborati dolci più friabili. Lo “halwa” è conosciuto dal Medio Oriente alla Grecia, dai Balcani all’India. Ogni nazione ha un modo diverso di prepararlo, rendendolo ancora più sfizioso con caffè, vaniglia, pistacchio e cocco.
Un breve cenno alle danze orientali, ognuna con origini, storia e coreografie diverse. Questi balli non mirano solo a divertire o ad intrattenere. Ogni passo ha un significato ben preciso e la gestualità, il movimento degli occhi, la grazia, si uniscono in un continuo dialogo “musicale” con il pubblico. Troppo spesso i pregiudizi e una distorta visione dell’Oriente hanno portato a considerare la danza del ventre, la più famosa tra esse, ad essere considerata puramente erotica, perfino lasciva. Niente di più sbagliato.
Questi balli, allo stesso modo delle donne che continuano a tramandarli di generazione in generazione, non mirano a sedurre nella accezione occidentale di questo termine. Il loro significato è più mistico e profondo, come complessi e sfumati sono i sentimenti, le espressioni, i pensieri e le emozioni delle donne orientali.

L’importante è aver voglia di conoscere senza fermarsi alla superficie di un corpetto ricamato o di un corpo sinuoso.    

 














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"Lo stare insieme è nello stesso tempo per noi essere liberi come nella solitudine, essere contenti come in compagnia."
Emily Brontë

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